Le migliori strategie per il Colpo di Frusta
Il colpo di frusta e i disordini muscolo scheletrici ad esso associati sono tra le più frequenti condizioni cliniche che il terapista si trova ad affrontare. Quali sono le migliori strategie scientifiche per valutare e trattare un paziente con esiti da colpo di frusta?
Il colpo di frusta si realizza con un movimento di accelerazione e decelerazione del collo capace di generare lesioni ossee e ai tessuti molli. Queste lesioni possono indurre dei disturbi associati. Dopo l’impatto, il rachide cervicale assume tre forme:
- Rettificazione
- Curva ad S
- Curva a C
Spesso il colpo di frusta lascia disturbi persistenti, circa il 50% dei pazienti riporterà qualche problema a distanza di 12 mesi, il 20% riporta disabilità gravi. Alcuni fattori di rischio predispongono alla cronicità:
- Dolore
- Elevata limitazione di movimento
- Ipersensibilità
- Atteggiamenti negativi
Una fisioterapia precoce e intensiva, eseguita le prime 6-12 settimane, è cruciale per ridurre le probabilità di disabilità permanenti.
È necessario valutare intensità, irritabilità e localizzazione del dolore (la prognosi è correlata all’età del paziente, solitamente un’età inferiore ai 35 anni favorisce un recupero completo). La prima cosa da fare, durante la valutazione, è escludere fratture cervicali. Quindi si prosegue ponendo il paziente in posizione seduta, senza appoggio allo schienale, e si chiede di eseguire dei movimenti attivi (flessione, estensione, inclinazioni laterali e rotazioni) valutando l’insorgere del dolore. Si ripete praticando una sovrapressione. Le tecniche massoterapiche devono essere graduali e interessare prima la periferia, sono preferibili manovre di sfioramento e impastamento superficiali.
Una delle tecniche che possono essere utilizzate all’inizio è il detensionamento dei muscoli a livello sottoccipitali, eseguendo una pressione con la punta delle dita a paziente supino.
Sempre nelle prime fasi, si possono mobilizzare cautamente i corpi vertebrali premendo lateralmente alle apofisi spinose con i polpastrelli dei pollici in direzione di circa 45° caudali (paziente prono). La stessa cosa si può fare nel tratto dorsale, questa volta utilizzando le eminenze tenar e ipotenar ai lati delle spinose e successivamente agire così anche sulle articolazioni costovertebrali.
A distanza di tempo, quando dolore e rigidità è in decisa remissione si possono inserire delle manipolazioni per ridurre limitazioni funzionali. A questo scopo si utilizzano tecniche controresistenza. Con la mano a taglio e l’appoggio dell’indice sui vari livelli si possono compiere delle mobilizzazioni sui corpi vertebrali. La manipolazione dovrebbe interessare anche il tratto dorsale individuando prima il livello di interesse.
Un intervento importante è il lavoro sui muscoli flessori profondi. Con metodo graduale (attivazione, mantenimento). Si chiede quindi portare il mento verso lo sterno e di compiere contemporaneamente una flessione del capo (è importante che non si attivi lo sternocleidomastoideo). Successivamente si fanno eseguire degli esercizi, in posizione prima supina, poi seduta/eretta e infine in quadrupedica, di flessione craniocervicale, estensione, retropulsione, e combinate.
Molto utili anche le tecniche di mobilizzazione del sistema nervoso periferico.
Il kinetape si può utilizzare per la stabilità cervicale applicandolo orizzontalmente, mentre per il dolore in modo verticale a Y.
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