Non farti manipolare la colonna cervicale se …
Lungo il tratto cervicale della colonna scorre l’arteria vertebrale. Il suo decorso è molto importante ed ostico, essa prende contatto con il rachide cervicale, a livello di C6-C7, entra, ruota, scorre in direzione di C1 dove fuoriesce, qui compie una stretta curva all’indietro ed entra nel forame dell’occipite.
Il flusso ematico, nell’arteria vertebrale, può quindi venire compromesso da variazioni della posizione del rachide cervicale, anomalie ossee, traumi, riduzioni del lume, barre osteofitiche o altre patologie.
Una manipolazione a questi livelli, in presenza di una delle condizioni sopradescritte, può condurre a serie complicanze. Per ridurre al minimo le controindicazioni alla manipolazione è opportuno sottoporsi ad un test che valuti proprio una eventuale insufficienza vertebrobasilare (così viene definita una carenza del flusso ematico verso il cervello lungo l’arteria vertebrale).
Il test dovrebbe essere sempre eseguito prima di ogni manipolazione, quindi non sottoporti a questo genere di manualità senza averlo prima sostenuto. Va eseguito su entrambi i lati.
Il paziente si trova seduto, il terapista chiede una lenta rotazione del capo accompagnata da una leggera estensione ed una inclinazione laterale dal lato opposto rispetto alla rotazione. Raggiunta questa posizione, essa deve essere mantenuta per alcuni secondi. Il terapista osserva gli occhi del paziente per verificare la presenza di un eventuale nistagmo (movimenti oscillatori, ritmici e involontari dei bulbi oculari) e chiede se avverte disturbi come vertigini, disturbi della vista, dell’udito, nausea, …
Le manifestazioni possono avere due caratteristiche:
- In crescendo. Sintomi che crescono segnalano una compromissione dell’arteria vertebrale dal lato della rotazione.
- In decrescendo. Se i sintomi tendono a scemare, le cause possono essere ricondotte ad un problema vestibolare (orecchio interno). Per differenziare l’origine del disturbo si può far ruotare il corpo del paziente mentre si mantiene il capo fermo.
Il test non garantisce il successo e il buon esito della manipolazione o la completa riduzione di rischi. Occorre che, da parte del terapista, vengano applicate tutte le precauzioni a riguardo.
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