L’ Artrite Reumatoide (AR)
Una persona sana, che viene colpita come un fulmine a ciel sereno da insopportabili dolori alle articolazioni, in un primo momento rimane come scioccata e spesso non va neppure dal medico. Forse un sovraccarico di lavoro, una mossa falsa con lo sci, oppure una causa insignificante sconosciuta. Ma i dolori perdurano, anzi aumentano d’intensità e colpiscono un numero sempre maggiore di articolazioni! A poco a poco la paura s’impadronisce di lei. Allora decide di consultare il medico di famiglia. Costui, unitamente al reumatologo, fa la sua diagnosi: Artrite Reumatoide (AR). Cosa? Reumatismo? Artrite? Proprio come le persone anziane che soffrono di artrosi? Limitazioni di movimento? Passerà? Potrò guarire? Cosa posso fare per curarmi? … Conoscete questi quesiti? Conosci queste paure? Cari pazienti, la vostra reazione è assolutamente normale, come pure le mille domande che vi assillano. L’AR è una malattia grave che esige di essere controllata e seguita da professionisti specializzati. In ogni caso non prendetela alla leggera! Prendetevi invece a cuore la regola seguente: quanto prima l’AR viene curata con medicamenti, tanto più precocemente si riesce a bloccare la distruzione delle articolazioni. L’AR, chiamata prima poliartrite cronica, è una malattia cronica sistemica, soprattutto delle articolazioni, caratterizzata da alterazioni infiammatorie nelle membrane sinoviali e nelle strutture articolari e da atrofia e rarefazione delle ossa. Essa provoca dolori, gonfiori, deformità ed anchilosi, come pure disfunzioni funzionali alle articolazioni colpite.
Le caratteristiche:
- articolazioni doloranti e gonfie, soprattutto delle mani, come pure delle spalle, dei gomiti, delle anche, delle ginocchia e dei piedi
- le articolazioni vengono colpite simmetricamente
- rigidità al mattino per oltre 30 minuti
- decorso dell’affezione che dura parecchi anni
- una terapia insufficiente accelera la distruzione delle articolazioni
- cattive condizioni generali: stanchezza, spossatezza, mancanza di appetito
- possibile coinvolgimento di altri organi
L’articolazione è il punto di unione o di giunzione tra due o più ossa ricoperte da cartilagine; essa è racchiusa nella capsula articolare che la protegge e stabilizza. La capsula è ricoperta all’interno dalla membrana sinoviale che secerne un liquido, la cosiddetta sinovia. In presenza di un’AR la membrana sinoviale all’interno della capsula articolare s’infiamma. Questo provoca dolori, gonfiori ed essudazioni, surriscaldamento e limitazione di movimento. L’infiammazione libera delle sostanze che intaccano e distruggono la cartilagine, l’osso come pure altre strutture che compongono l’articolazione colpita. Quando l’articolazione è già stata danneggiata, essa non può piùessere riscostruita, neppure usando i migliori farmaci. Non si conoscono ancora in modo definitivo le cause che provocano un’infiammazione dell’articolazione. È unicamente noto che all’inizio del processo patogeno vengono attivate le cellule del sistema immunitario. Queste si rivoltano contro le strutture autogene del corpo. È per questo che l’AR fa parte delle cosiddette malattie autoimmuni. Fanno scattare il processo patogeno dei fattori ereditari: l’AR colpisce tre volte di più i fratelli, le sorelle nonché i figli di persone ammalate di quanto avvenga per pazienti che non presentano alcun antecedente nella propria famiglia. L’AR è la malattia infiammatoria articolare più frequente. Essa colpisce quasi l’1% della popolazione. Le donne sono tre volte più colpite degli uomini. L’AR inizia spesso fra il trentesimo ed il sessantesimo anno di età, ma si conoscono anche casi più precoci, persino nei bambini. Di regola l’AR inizia in modo subdolo con l’infiammarsi di singole articolazioni. Queste si gonfiano, si surriscaldano ma non diventano rosse, se non di rado. È allo stato di riposo che fanno più male e sono sensibili alla pressione. Tipica è la rigidità al mattino: ci vogliono oltre 30 minuti, talvolta persino alcune ore, alle persone ammalate per riacquistare la motilità normale. Col passare del tempo aumentano le infiammazioni di molte piccole e grandi articolazioni. Le più colpite sono le articolazioni delle dita e del polso, quasi sempre in modo simmetrico. Non di rado è interessata anche la colonna vertebrale cervicale, per cui i pazienti con AR possono soffrire di dolori alla nuca accompagnati da contratture. Se non si riesce a controllare in modo rapido ed efficiente l’infiammazione tramite una terapia medicamentosa, già nei primi anni la cartilagine delle articolazioni, come pure l’osso, vengono distrutti sempre più, ivi compresi i legamenti ed i tendini circostanti. Nascono così le tipiche posizioni viziose, come la deviazione delle dita verso l’esterno e la deformazione a Z del pollice. Oltre alle articolazioni vengono colpite dall’infiammazione anche le guaine tendinee e le borse sinoviali. Ne risente pure lo stato generale: stanchezza, spossatezza, mancanza di appetito, …
Frequentemente viene constatato un aumento della velocità di sedimentazione del sangue, come pure quello della proteina C-reattiva: questo prova che ci troviamo in presenza di un’infiammazione sistemica. La mancanza di simili indicatori infiammatori non esclude però la presenza di un’AR. L’infiammazione come tale può provocare anche un’anemia. Caratteristici per l’AR sono anche certi auto-anticorpi, quali il fattore reumatico e l’anti corpo anti CCP, che si rivoltano contro alcune proteine endogene. Le radiografie riescono a dimostrare la distruzione delle cartilagini e delle ossa. I due segni più rilevanti sono l’assottigliamento dello spazio cartilagineo (distanza fra le ossa) e l’insorgere di erosioni (buchi al margine dello strato cartilagineo) (vedi immagine). Grazie a regolari radiografie delle mani e dei piedi si può controllare il decorso della malattia. La diagnosi viene effettuata mettendo assieme i sintomi tipici, i risultati delle analisi fi siche, dei valori ematici e delle radiografi e. Una simile raccolta di dati richiede fin dall’inizio dell’affezione una vasta esperienza da parte del personale sanitario. La sola presenza di singoli risultati ematici o radiografi ci non permette di diagnosticare la presenza di un’artrite reumatica. Unicamente nel 10% dei pazienti l’AR guarisce spontaneamente. Nel 20% dei casi il decorso della malattia avviene a ondate, intervallato da periodi esenti da infiammazioni. Nel 70% dei casi ci troviamo invece in presenza di un’infiammazione cronica che perdura da parecchi anni; questo soprattutto nel caso che non venga trattata affatto o in modo insufficiente. Dopo pochi anni le radiografi e testimonieranno infatti la distruzione delle articolazioni. Grazie agli ultimi ritrovati della medicina, tanto le infiammazioni quanto i dolori possono essere tenuti sotto con trollo in modo soddisfacente. Nella maggior parte dei pazienti essi riescono anche a frenare fortemente la distruzione delle articolazioni. In assenza di un trattamento adeguato e tempestivo, aumenterà il rischio di un’invalidità duratura, come pure diminuirà l’aspettativa di vita. Ancora una volta: la prognosi sarà tanto più efficace quanto prima si interviene in modo intenso con il trattamento.
Fonte: https://www.reumatismo.ch/
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