Epicondilite
L’epicondilo è quella regione laterale del gomito dove trovano origine i tendini dei muscoli imputati nei movimenti di estensione del polso e delle dita.
L’epicondilite è una sindrome dolorosa, localizzata all’epicondilo, che rende dolorosi o impossibili alcuni movimenti semplici (ruotare la
maniglia della porta, versare da bere, …) dovuta ad un sovraccarico funzionale dei muscoli o ad una degenerazione del tendine.
La patologia insorge in chiunque richieda l’uso ripetuto e vigoroso dei muscoli estensori dell’avambraccio.
Si manifesta con dolore ad insorgenza subdola, con dolenzia durante l’uso combinato di mano, polso e gomito.
Il dolore può aumentare la sera, dopo la giornata lavorativa.
La sintomatologia può diventare più intensa per entità e durata, con maggior impaccio funzionale e riduzione progressiva dell’attività lavorativa fino ad una vera e propria impotenza funzionale antalgica.
Le attività maggiormente a rischio d’insorgenza di epicondilite sono:
- Professioni: pittore, idraulico, falegname, meccanico, cuoco, macellaio, sarto, carpentiere, giardiniere, dattilografo, addetti al computer (uso del mouse e della tastiera).
- Sport: tennis, scherma, motociclismo
- Suonare il violino
Per confermare una epicondilite si può far eseguire il seguente test: gomito e dita estesi, si chiede una estensione del dito medio contro resistenza, l’insorgere di dolore all’epicondilo conferma la patologia …
Solitamente l’Epicondilite viene trattata con l’intervento fisioterapico e terapie fisiche, con risultati soddisfacenti. Ma è importante che le apparecchiature utilizzate siano di ultima generazione e che siano applicate da terapisti preparati al loro uso. È comunque necessario individuare l’evento scatenante, quindi con l’aiuto dei terapisti di Fisiotecnik® questo evento deve essere individuato e poi modificato. È indispensabile cercare di eliminare, temporaneamente, quelle attività e quei gesti che sollecitano l’epicondilo, o perlomeno cercare di ridurre al minimo le sollecitazioni. Per comprendere meglio quali siano le azioni che sollecitano l’epicondilo è sufficiente porre attenzione all’insorgere del disturbo: quando esso si manifesta abbiamo compiuto un’azione che ha sollecitato la parte, se non si manifesta significa che quella azione non ha sollecitato la parte. Quando, eliminare i gesti che sollecitano l’epicondilo, non è possibile o lo è solo parzialmente, l’uso di un tutore di controforza che inibisca la contrazione massima degli estensori, favorisce sicuramente i tempi di recupero. Si può utilizzare anche una fascia anelastica di diametro 5-6 cm posizionata a circa 4 cm distalmente all’epicondilo. Il tutore va usato solo in attività che aggravano il dolore. La tensione deve essere confortevole quando i muscoli sono rilasciati.
Risulta molto utile lo stretching, ma affinché esso risulti efficace, occorre osservare alcune semplici regole:
- Non compensare attraverso movimenti o posizioni diverse dalle indicazioni
- Eseguire lentamente
- L’azione non deve mai procurare disagio o peggio ancora dolore, ma deve restare sulla soglia ”piacevole”
- Mantenere almeno 30 sec. per ogni fase
Questo esercizio viene eseguito in tre tempi (gomito esteso, palmo rivolto verso il basso):
- Portare il polso in flessione
- Lasciare l’altra mano e cercare di mantenere la posizione
- Cercare di estendere attivamente il polso mentre l’altra mano lo mantiene in posizione (in controresistenza)
È molto utile integrare con stretching della regione cervicale e della scapolo-omerale del lato interessato. Nell’epicondilite si distinguono 3 stadi, a ognuno dei quali corrisponde un diverso approccio terapeutico. L’epicondilite può evolvere in quadri gravi che danneggiano il tendine, è quindi necessario non trascurare il problema finché non sia completamente risolto.
Tennisti: come scegliere la racchetta adeguata!
Posizionare un righello tra anulare e medio per sistemarlo correttamente sul solco palmare prossimale. 
Misurare la distanza fra la piega mediana (solco palmare prossimale) del palmo e l’apice del dito anulare.
La misura ottenuta è la dimensione giusta dell’impugnatura.
Il tennis è uno sport di collisioni, quelle tra racchetta e pallina. Più è ridotto il peso della racchetta più si sentiranno gli effetti della collisione, sotto forma di vibrazioni. Corde troppo tese aumentano questo rischio. Nella scelta occorre un compromesso. Il corretto gesto tecnico, sostenuto da una buona tonificazione dei muscoli agonisti ed antagonisti delle braccia, riduce al minimo il rischio di danno dovuto allo stimolo funzionale. Il colpo che più frequentemente può essere causa di epicondilite è il rovescio, soprattutto quando:
- viene eseguito con scarsa coordinazione tra rotazione del corpo, piegamento delle gambe e movimento del braccio
- la testa della racchetta è sotto il livello del polso e lo stesso, voltato verso l’alto, sta per portare il colpo
- l’esecuzione del movimento è troppo ritardata o eccessivamente rigida
Ma anche il dritto, se eseguito male può arrecare problemi. Per esempio se compiuto con presa chiusa e colpo alla pallina a gambe aperte. Una posizione in cui si è costretti a girare solo il braccio senza ruotare la spalla, con la conseguenza che la testa della racchetta sarà troppo bassa e il gomito verrà messo sotto stress.
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