Anca e lombalgia
La lombalgia rappresenta una delle patologie certamente più frequenti e diffuse. La sua eziologia può essere multifattoriale ed essa stessa può rappresentare il sintomo espressivo di altre malattie. Molto spesso la causa principale è da ricercare in fattori biomeccanici non sempre localizzati soltanto a livello del tratto lombosacrale, ma che spesso possono agire attraverso meccanismi anche complessi a partenza da distretti a volte anche lontani, basta per esempio ricordare l’influenza che a livello del rachide possono esercitare l’appoggio plantare, disturbi odontoiatrici o patologie muscolo-legamentose. L’esame obiettivo classico in presenza di lombalgia presuppone quindi una attenta valutazione di tutta una serie di parametri riguardanti l’assetto biomeccanico della colonna vertebrale, la postura nel suo insieme, il bilancio muscolo-legamentoso, la ricerca di patologie di ordine viscerale. Ma esiste un fattore molte volte trascurato in questa ricerca, e nella norma non messo in correlazione con la presenza di una lombalgia, e cioè la funzionalità delle articolazioni coxo-femorali (le anche), ed in particolare le asimmetrie di rotazione. Tali disfunzioni possono influire sulla fisiologia del giunto lombosacrale generando sovraccarico e quindi patologia dolorosa, generando una vera e propria sindrome. In uno studio comparativo di soggetti sani e soggetti con dolore lombosacrale si è evidenziato un’asimmetria nei movimenti di rotazione dell’anca statisticamente più significativa nei pazienti sofferenti di lombalgia. La rotazione dell’anca può avere importanti ripercussioni a livello della giunzione lombosacrale, infatti analizzando il passo pelvico notiamo che durante la fase di oscillazione il bacino ruota fino a 15° in avanti, utilizzando l’articolazione coxo-femorale di appoggio come fulcro per la rotazione. In pratica durante il passo pelvico il bacino si sposta in avanti utilizzando come fulcro un’articolazione coxo-femorale che intraruota, mentre l’altra extraruota attivamente. Una diversa funzionalità articolare genera:
- tensioni di diverse grandezze trasmesse ai due estremi della pelvi
- resistenze delle strutture passive capsulo-legamentose
- resistenze dei muscoli interessati
si crea così uno squilibrio di forze con ripercussione a livello della giunzione lombosacrale. Infatti il passaggio lombosacrale necessariamente deve mediare tra il movimento di rotazione pelvica al di sotto e la rotazione opposta del rachide al di sopra a partire da D1(durante il passo la prima vertebra dorsale attua una rotazione di 5° mentre a livello della settima vertebra dorsale le rotazioni si annullano per ritrovare una rotazione inversa di 8° a livello dell’ultima vertebra lombare).
In definitiva quindi le alterazioni della rotazione coxo-femorale influenzano le tensioni agli estremi della pelvi, tensioni che possono generare una disfunzione con sovraccarico del giunto lombosacrale. Partendo da questi presupposti teorici e clinici abbiamo preparato un protocollo riabilitativo mirato alla correzione dello squilibrio rotazionale pur ben sapendo che questa nostra valutazione preliminare non può prescindere dal considerare nella sua globalità il comportamento di altri gruppi muscolari che possono partecipare all’instaurarsi della patologia. Il trattamento riabilitativo mira a riequilibrare la tensione muscolare dei muscoli rotatori esterni ed interni e delle strutture capsulo-legamentose, naturalmente all’interno di un lavoro più ampio:
I fase: lavoro segmentario di detensionamento dei muscoli rotatori interni, Rolfing, pompage, massoterapia
II fase: lavoro propriocettivo, posture e percorsi in intrarotazione, posture lavorative
Concludendo, nella nostra clinica della schiena, la valutazione di una eventuale presenza di alterazioni di rotazioni delle anche, può aiutare a meglio interpretare la presenza di una lombalgia, e l’utilizzo di una terapia riabilitativa specifica sono entrate a far parte del nostro esclusivo protocollo di approccio verso questa patologia.
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