Dinamiche nel Ciclismo
Il ginocchio costituisce il fulcro della dinamica della pedalata e può diventare, per molti ciclisti, una fonte di problemi talvolta anche di difficile soluzione.
A parte le anomalie congenite, possiamo trovarci di fronte a vizi di posturali, tendinopatie da sovraccarico traumi diretti o secondari, artrosi, malattie infiammatorie acute della capsula e della cartilagine articolare.
Il ginocchio è la più grande articolazione del corpo umano. È una articolazione complessa, costituita da due distinte articolazioni aventi in comune la cavità articolare e la membrana sinoviale. La prima articolazione è la giunzione femorotibiale, che si realizza tra i condili femorali e le corrispondenti superfici tibilali, la congruità dei capi articolari è assicurata dai due menischi laterale e mediale. L’altra articolazione è la giunzione femororotulea, tra il femore e la superficie interna della rotula. Il perone non entra a far parte dell’articolazione del ginocchio.
Tutto questo complesso articolare è stabilizzato dalla capsula articolare, dai due legamenti collaterali (mediale e laterale), dal legamento rotuleo e dai due legamenti crociati anteriore e posteriore.
L’articolazione è avvolta da una specie di manicotto detto capsula articolare costituita da una sottile membrana fibrosa, rinforzata dalla fascia lata dai tendini dei muscoli adduttori e dai legamenti collaterali ,laterale e medicale, che consentono la massima stabilità. Posteriormente, extracapsulari, i due legamenti crociati, detti così perché sono disposti a x, impediscono i movimenti anteriori e posteriori della tibia sul femore. L’interno della capsula articolare è rivestito dalla membrana sinoviale, che introflettendosi tra i vari recessi articolari, costituisce le cosiddette “borse”; le più note sono: la borsa rotulea, sovra-rotulea,prerotulea, le 2 piccole borse infrarotulee e la borsa della zampa d’oca o “anserina”, che si trova fra il legamento collaterale mediale ed i tendini dei muscoli sartorio, gracile e semitendinoso.
Il legamento rotuleo non è altro che il prolungamento del tendine del muscolo quadricipite esteso dalla rotula fino alla tuberosità tibiale. Al disotto del legamento esiste un cuscinetto adiposo detto corpo di Hoffa che impedisce gli attriti tra il legamento stesso e la cresta tibiale. Con funzione di ammortizzatori i due menischi si collocano tra femore e tibia dentro la capsula articolare. Essi sono dischi di forma semicircolare di struttura fibrocartilaginea con il margine esterno più spesso adeso alla capsula articolare, mentre il margine interno è più sottile e libero. L’articolazione del ginocchio consente movimenti di flesso\stensione, a 90° di rotazioni e ha un compito fondamentale di tipo statico.
Di solito nella riabilitazione post chirurgica e nelle varie patologie può essere usata la bicicletta o la cyclette perché l’esercizio si effettua in scarico gravita rio, per cui il peso del corpo non grava sull’articolazione durante la pedalata, che deve sopportare solamente la carica di spinta indotta dalla forza degli arti inferiori secondo il rapporto usato.
Le patologie a carico del Ginocchio possono invece essere causate da un uso incongruo:per intensità e soprattutto per posizione del ciclista sulla bici:
- Malformazioni congenite
- Traumi
- Tendinite ed entesiti da sovraccarico
- Artrosi e patologie degenerative
Quando si osserva un ciclista produrre uno sforzo, il ginocchio sembra funzionare come l’articolazione di un sistema biella-manovella. Tuttavia il ginocchio non funziona solo sul piano di flessoestensione. Esiste un secondo settore di micromobilità, causato dall’asimmetria dei due condili femorali, che provoca automaticamente la rotazione della tibia in rapporto al femore, ad ogni movimento di flesso ed estensione. Ci sono due possibilità di tale movimento:
– quando l’arto inferiore non riposa sul suolo, la tibia ruota rispetto al femore
– quando l’arto è in appoggio, il che impedisce alla tibia di ruotare, il femore allora ruota rispetto alla tibia
Il primo caso è quello che succede al ciclista, il cui piede è bloccato sul pedale, ad ogni pedalata si assite ad una flesso\estensione che provoca una leggera rotazione di tibia. Un cattivo orientamento del piede, che contrasta con questa rotazione, sarà evidentemente causa di sovraccarichi articolari e soprattutto periarticolari. Per correggere simile vizio i muscoli della zampa d’oca, in particolare, ma anche il bicipite e la “fascia lata” vengono sottoposti ad enormi tensioni.
Alcune cifre dimostrano l’importanza dei carichi che si esercitano sul ginocchio e principalmente sula Rotula.
Per una flessione della gamba a 130° la pressione che si esercita sulla rotula è di 260 kg.
Per una flessione della gamba a 145° la pressione che si esercita sulla rotula è di 420 kg.
Se si carica il piede di 20 kg., la pressione sulla rotula è di 400 kg. quando la gamba si flette a 45° e può arrivare a 900 kg. quando la flessione è a 90°.
La rotula è un osso intermedio tra il quadricipite (muscolo molto potente nel ciclista), e il tendine rotuleo, che e’ molto solido e si inserisce sulla tuberosità tibiale anteriore. La rotula presenta due faccette concave che si articolano con la troclea femorale. La troclea femorale è formata da due faccette anch’essa, che sono esattamente di fronte a ciascuna delle faccette rotulee.
La faccetta laterale della troclea è più sporgente e il suo ruolo è capitale. La rotula spostandosi sulla troclea come su di un binario ed è sottoposta a due forze:
– la forza esercitata dal quadricipite femorale
– la forza data dalla reazione del tendine rotuleo
Poiché queste forze non sono il prolungamento l’una dell’altra, esiste una forza risultante che tende a far fuoriuscire la rotula dal suo binario trocleare.
Ciò non avviene per diverse ragioni:
1° una robusta cresta rotulea interna trattiene la rotula
2° le fibre interne del quadricipite sono pure molto solide
3° la faccetta esterna della troclea serve da paraurti alla rotula
Due sono le conclusioni da ricordare:
– gli enormi carichi subiti dalla rotula sono ben assorbiti da una cartilagine molto smessa
– la più piccola contusione o aggressione di questa cartilagine si traduce in dolore. Poiché l’equilibrio della rotula e’ continuamente minacciato, esiste un rischio sublussazione della rotula, e gli sforzi anormali che intervengono in questo caso producono dolore.
In entrambi i casi si manifesta una sindrome femoropatellare dolorosa, che è molto difficile da controllare e lo stop diventa obbligato.
