La medicina complementare
Molte persone affette da patologie reumatiche farebbero di tutto per migliorare la propria qualità di vita. Desiderano assumere un ruolo attivo e sono alla ricerca di opportunità per contribuire in prima persona a raggiungere il benessere e alleviare i disturbi. Tuttavia, sostituire le terapie della medicina ufficiale con altri tipi di trattamento e affidarsi completamente a cure alternative può risultare pericoloso. Se il paziente desidera adottare tali terapie non convenzionali (terapie della medicina complementare), farebbe meglio a impiegarle come integrazione e non come alternativa alla medicina ufficiale. Di molti metodi della medicina complementare non è stata dimostrata l’efficacia secondo i criteri di valutazione scientifici. Per questo motivo i medici tradizionali considerano spesso con scetticismo tali metodi. Tuttavia, ciò non significa che non abbiano alcuna azione terapeutica. Spesso mancano semplicemente gli studi che ne dimostrino l’efficacia. Per il paziente affetto da una malattia reumatica è quindi tanto più difficile scoprire se e quali siano le misure integrative che offrono il miglior aiuto oltre alla medicina ufficiale.
Prof. Dr. med. Cem Gabay,
Presidente della Società Svizzera di Reumatologia
Sempre più persone si interessano di possibilità di trattamento alternative oltre alla medicina ufficiale “classica”. A questo proposito si legge o si sente spesso il termine “medicina complementare”. Ma che cosa significa veramente? Con la denominazione “medicina complementare” si comprendono diversi metodi di trattamento, di cui fanno parte, per esempio, la medicina cinese tradizionale (MCT), la terapia neurale, la naturopatia e tanti altri ancora. I metodi della medicina complementare hanno per obiettivo l’attivazione delle forze di guarigione proprie dell’organismo. Nella medicina complementare si impiegano di preferenza mezzi e metodi presenti in natura. Il trattamento è finalizzato a riportare in un corretto equilibrio le funzioni alterate del corpo. La medicina complementare è da intendere come integrazione dei provvedimenti della medicina ufficiale e non come alternativa ad essi. Il paziente deve quindi essere trattato nel migliore dei modi, sfruttando le interazioni armoniche fra i due approcci. La maggior parte delle forme di terapia della medicina complementare agisce sfruttando l’interazione tra terapeuta e organismo: il terapeuta cerca di stimolare determinati sistemi di regolazione del corpo, inducendo una reazione. A questo scopo si concentra soprattutto sul sistema nervoso vegetativo (sistema nervoso autonomo), ossia su quella parte di sistema nervoso che controlla le funzioni del corpo che non possono essere influenzate volontariamente (per es. la respirazione, il battito cardiaco o il metabolismo). Nella medicina complementare gli stimoli vengono applicati soprattutto a livello della matrice extracellulare del tessuto connettivo. Si tratta del tessuto interposto fra le cellule del corpo entro e al di fuori degli organi, ed è formato per la maggior parte da elementi proteici, zuccheri e fibre che garantiscono la resistenza del tessuto. Il tessuto connettivo è attraversato da vasi sanguigni, vasi linfatici e fibre del sistema nervoso vegetativo e, inoltre, contiene le cellule immunitarie deputate alla difesa dell’organismo. La medicina complementare comprende diverse forme di terapia. Alcune sfruttano in prevalenza stimoli esterni diretti (per es. l’agopuntura), mentre altre si basano sull’effetto di principi attivi che devono essere per esempio assunti o applicati mediante frizione, come nella fitoterapia (cura delle malattie con rimedi vegetali) o nella medicina ortomolecolare. Grazie alle procedure terapeutiche impiegate, la medicina complementare è particolarmente indicata per le persone affette da malattie croniche, e quindi anche per pazienti con malattie reumatiche. Lo scopo delle terapie della medicina complementare non è l’eliminazione dei sintomi, ma il trattamento della malattia di base. Per questo motivo talvolta può trascorrere molto tempo prima che il paziente osservi degli effetti. Per alleviare i disturbi acuti, nella maggior parte dei casi sono più indicati i metodi della medicina ufficiale. I terapeuti che impiegano la medicina complementare lavorano con un “approccio olistico”, secondo il quale la malattia non è solo un’alterazione funzionale di un organo, bensì il risultato dello squilibrio dell’intero organismo, con deficit localizzati in diversi punti. Talvolta valutano e trattano apparati completamente diversi, che a prima vista non hanno nulla a che fare con la malattia effettiva. Combinare la medicina ufficiale con la medicina complementare può essere una buona idea. Per la medicina complementare la salute non significa solo il benessere del paziente e l’assenza di malattia, bensì la capacità dell’organismo di compensare i fattori di disturbo interni ed esterni. La malattia è considerata quindi come l’incapacità dell’organismo di autoregolarsi. Il terapeuta complementare considera l’organismo nella sua interezza e non si concentra su disturbi specifici localizzati, che magari per il paziente sono molto più importanti. Per esempio, nella medicina tradizionale cinese i dolori al ginocchio non vengono considerati come un “disturbo funzionale locale”, bensì come il segno di un disturbo del meridiano del fegato. I meridiani rappresentano “canali” attraverso i quali fluisce l’energia nell’organismo. Per la medicina complementare essi sono paragonabili ai vasi sanguigni dell’organismo attraverso i quali scorre il sangue. Tuttavia, l’energia nei meridiani non è una “sostanza” come il sangue, bensì un’entità che non si può vedere, palpare o sentire. Anche i meridiani non sono visibili e non possono essere evidenziati con gli esami diagnostici per immagini tradizionali come la radiografia o la tomografia a risonanza magnetica nucleare.
