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Osteopatia

E’ una disciplina terapeutica approdata in Europa continentale nel XX° secolo. La sua efficacia ed efficienza nella cura delle patologie dette “funzionali” e dei postumi meccanici dei traumatismi in generale, affezioni che gravano pesantemente sulla qualità di vita degli individui che ne sono colpiti e sulla bilancia della spesa sanitaria, ne fanno una disciplina di pubblica utilità.

L’Osteopatia è una scienza ed un’arte sanitaria che basa il suo intervento sulla ricerca dei disequilibri e della perdita di mobilità delle diverse strutture anatomo-funzionali del corpo umano e sulla loro normalizzazione attraverso tecniche manuali specifiche.

Le tecniche osteopatiche possono essere così classificate:

  1. Le tecniche strutturali (mobilizzazioni osteo-muscolari precise, effettuate nel rispetto della fisiologia articolare)
  2. Le tecniche viscerali (mobilizzazioni degli organi, effettuate al fine di ripristinarne la mobilità e motilità che gli sono proprie e necessarie al loro buon funzionamento fisiologico)
  3. Le tecniche craniali o cranio-sacrali (micro-movimenti al livello delle ossa del cranio, la cui normalizzazione influisce positivamente sull’equilibrio del sistema neuro-vegetativo)

Al contempo scienza, tecnica ed arte, l’osteopatia richiede un elevato livello di conoscenza ed abilità tecnica associate ad un “feeling” che possono essere acquisiti solamente attraverso un percorso formativo lungo e completo ed una pratica quotidiana.

osteopatia (1)Nata negli U.S.A. alla fine del ‘800, l’osteopatia è l’opera originale del Dr Andrew Taylor STILL (1828 – 1917) che fu il primo ad intuire l’inter-relazione tra la nozione di salute e l’equilibrio anatomo-funzionale delle strutture del corpo umano, essa si è arricchita dell’apporto delle tecniche cranio-sacrali di W.G. SUTHERLAND, delle tecniche viscerali di THURE-BRANDT, delle tecniche funzionali di HOOVER, delle tecniche miotensive di MITCHELL, delle tecniche di correzione spontanea di JONES e degli studi clinici di M.B. DEJARNETTE. Introdotta in Gran Bretagna da J.M. LITTLEJOHN nel 1917, l’osteopatia conoscerà in Europa, a partire dal 1975, un’enorme diffusione, giustificata dalla sua notevole efficacia associata al suo peculiare approccio olistico alla salute dell’individuo.

Oggi, l’osteopatia:

  • costituisce una disciplina terapeutica affidabile, che si basa su criteri scientifici
  • è praticata da un numero crescente di terapeuti
  • è richiesta da un numero crescente di pazienti pienamente soddisfatti
  • è efficace, soprattutto in alcuni campi dove la medicina tradizionale era in difficoltà o talvolta inefficace

L’osteopatia praticata dai professionisti sanitari europei risponde alle esigenze dei pazienti e degli organi pubblici competenti in materia di sanità.

Da sapere:

  1. La creazione di Scuole d’alto livello, con programmi standard per qualità e numero di ore d’insegnamento, è prova di affidabilità e permette la diffusione di questa disciplina
  2. La sua efficacia ed efficienza sono state dimostrate
  3. La garanzia in materia d’innocuità è dimostrata dagli eccellenti bilanci delle assicurazioni professionali

Le basi originali dell’osteopatia trovano conferma e sono state affinate dalla scienza e dalle moderne tecniche d’investigazione:

  1. Il corpo umano è una UNITA’ funzionale
  2. La struttura e la funzione sono in inter-relazione costante
  3. Il principio di auto-guarigione si basa su quello d’omeostasi propria dell’organismo umano
  4. Il ruolo delle circolazioni arterio -venosa e linfatica è determinante nella salute dei tessuti organici
  5. La nozione di “articolazione” al livello delle ossa del cranio vivente (dotate di movimento, come è stato dimostrato da alcuni lavori sperimentali)
  6. Gli organi sono sede di movimenti ritmici necessari al loro funzionamento

osteopatiaIl corpo umano è una struttura mobile ed il movimento, dal più ampio all’infinitamente piccolo, è il segno stesso della vita; un movimento in adattamento perpetuo ad ogni richiesta, provenga essa dal nostro “ambiente interiore” o dal nostro “ rapporto” con l’universo, e se il corpo non può o non riesce ad adattarsi a queste “richieste” svilupperà un disturbo funzionale che, a sua volta, porterà ad un disturbo strutturale e avrà per conseguenza il deterioramento dell’equilibrio omeostasico aprendo la strada all’instaurarsi della “malattia”.

“Il Funzionamento dell’Uomo è uno ed indivisibile, qualunque sia la perturbazione al livello di un organo, ci sarà necessariamente un risentimento sulla globalità dell’organismo”. (A.T.STILL)

L’osteopatia tratta i disturbi algo-funzionali. In particolare (lista non esauriente):

  1. I dolori ed i disturbi funzionali osteo-mio-articolari del rachide e degli arti
  2. I disturbi nervosi d’origine vertebrale, craniale: nevralgie, disturbi degli organi di senso
  3. I disturbi viscerali, dolori, ptosi e malposizioni d’organo, congestioni pelviche, alcune sterilità d’origine funzionale
  4. I postumi meccanici dei traumatismi (choc, cadute, incidenti della circolazione stradale, falsi movimenti, posture di lavoro difettose), patologie funzionali muscolari, articolari, discali e degenerative di tipo artrosico
  5. I postumi del parto (viscerali, osteo-mio-articolari, nervosi)
  6. I postumi operatori organici, articolari, craniali
  7. I disturbi dovuti all’invecchiamento dei tessuti (artrosi, schiacciamenti vertebrali, rigidità, ptosi … )
  8. I disturbi motori e cerebrali infantili a seguito d’incidenti alla nascita od altro
  9. I postumi dei trattamenti d’occlusodonzia ed ortopedici
  10. I disturbi secondari ad una disfunzione dei centri dell’equilibrio (posturologia)
  11. Le scoliosi
  12. Lo stress ed i suoi effetti somatici
  13. I disturbi funzionali e neuro-vegetativi in generale

Il bilancio osteopatico completa i bilanci medici classici. Esso ricerca, con l’aiuto dell’analisi della “storia” del paziente (tutte le aggressioni fisiche, virali, microbiche e psichiche subite), le cause meccaniche responsabili del disequilibrio funzionale e, quindi, dei disturbi presentati, al fine di poter, attraverso l’utilizzo di tecniche manuali specifiche, restaurare e mantenere l’equilibrio del corpo in maniera ottimale. L’osteopatia è, attraverso un approccio diagnostico e terapeutico manuale, l’arte di provocare l’auto-correzione, stimolare le difese proprie dell’organismo ed aiutarlo ad attingere nelle sue riserve ciò di cui ha bisogno, al fine di permettergli di ritrovare e conservare la sua capacità di auto-regolarsi.

L’Osteopata agisce su tutto ciò che si muove nel corpo umano, il suo compito è rendere la mobilità alla struttura, tenendo sempre conto dell’ambiente anatomico, neuro-vegetativo e del contesto psicologico proprio di ogni individuo.

L’osteopatia è una metodica non aggressiva, applicabile sia ai bambini sia all’adulto attivo come alle persone della terza età, nei quali questo approccio da spesso risultati insperati.

In Europa gli Osteopati (D.O.) sono stati formati in modo completo nelle Scuole d’alto livello rispondenti ai criteri standard per qualità del programma di studi e numero di ore di formazione teorico-pratica (+ 1.500 ore di osteopatia in sei anni), per accedere alle quali è necessario aver già conseguito un Diploma abilitante all’esercizio di una Professione Sanitaria  (Fisioterapisti e Medici), oppure Osteopati formati attraverso l’insegnamento a tempo pieno (+ 5.000 ore di osteopatia post-Diploma di Scuola media superiore).

Il Parlamento europeo ha selezionato l’osteopatia tra le medicine non-convenzionali da riconoscere con priorità.

La “Sindrome Piramidale”

Il muscolo Piramidale (o Piriforme) origina dal Sacro (faccia anteriore, lateralmente ai Piramidaleforami), passa attraverso il grande forame ischiatico e si inserisce all’apice del Gran Trocantere, si trova così ad essere ricoperto dal muscolo Grande Gluteo. Il Piramidale ha relazioni con nervi del plesso lombo-sacrale.

Esso ruota il Femore esternamente e lo abduce. Il Piramidale ha quasi esclusivamente un’ azione tonica ed è sinergico/antagonista dell’ Ileopsoas sia in relazione al Femore che al Sacro, durante la contrazione dello Psoas:
– si contrappone alla sua componente intrarotatoria femorale
– controlla i micromovimenti di lateralità impedendo l’inclinazione omolaterale del Sacro
In qualsiasi lesione della coxo-femorale vi è un’alterazione del rapporto con il Piramidale.
I Piramidali si oppongono, invano, ad un Sacro orizzontale (indotto a ruotare dal peso, dalle retrazioni posteriori e dalla contrazione degli Psoas). Il Piramidale viene coinvolto anche quando una distribuzione del carico asimmetrica provoca una posizione anomala di L5 che porta il Sacro in lesione di torsione (inclinazione laterale + rotazione). Anche nelle lesioni Ileo-Sacrali (malposizioni dell’ Iliaco rispetto al Sacro, l’ Iliaco ruota per variare la lunghezza funzionale dell’arto inferiore o a causa della retrazione della catena
posteriore- inferiore), che provocano sempre dolore all’articolazione Sacroiliaca, vi è
coinvolgimento del Piramidale.

Possiamo pensare di trovarci di fronte ad una “Sindrome Piramidale” quando una Sciatalgia (dolore irradiato lungo il decorso del nervo Sciatico dovuto alla sua compressione e/o alla sua infiammazione) non sono provocate da Ernia del disco, Artrosi della colonna vertebrale, Malformazioni congenite della colonna vertebrale, Processi infiammatori, Disturbi dei vasi sanguigni, Tumori localizzati all’osso.
(Tratto da “Enciclopedia della Medicina” De Agostini)
Quindi, dopo che gli opportuni accertamenti prescritti dallo specialista (RX, RMN, TAC ecc…) hanno escluso le sopracitate situazioni patologiche, è opportuna una valutazione del muscolo Piramidale. È proprio dopo aver visionato TAC o RMN negative che la sciatalgia comincia ad essere “atipica e inspiegabile”, allora con molta probabilità siamo di fronte a “Sindrome Piramidale”. E data la frequentissima presenza di questo disturbo, vale sempre la pena di sondare lo stato del muscolo Piramidale anche quando TAC e RMN sono positive e rilevano una protrusione discale (magari non a carattere irritativi nei confronti dei tessuti nervosi).

Una disfunzione del Piramidale può creare irritazione nervosa e conseguente stato algico.
All’inizio c’è dolore riferito al gluteo, in corrispondenza del sottostante Piramidale. Se esso
viene ignorato a lungo, si creano i presupposti per una neuropatia da intrappolamento, il
dolore conseguente potrà irradiarsi ai glutei, alla coscia posteriore e nei casi cronici all’inguine, oltrepassare il ginocchio e interessare tutto il territorio dello Sciatico. Il dolore spesso non cambia al variare della posizione.

Il Piramidale non va mai sottovalutato nell’approccio riabilitativo delle sciatalgie, il quadro
clinico e soprattutto la valutazione funzionale permettono di confermare la sua responsabilità in tantissime forme di sciatalgia.
– Vanno ricercati punti dolorosi in corrispondenza della inserzione all’ apice del Gran
Trocantere e nell’articolazione Sacro-Iliaca.
– Palpando le ultime vertebre lombari non si trovano punti dolorosi (come invece si
verifica nelle patologie discali).
– Una contrattura, accorciamento, retrazione del Piramidale e quindi un suo
coinvolgimento viene confermato valutando in modo passivo bilateralmente e
simultaneamente l’ intrarotazione delle anche con paziente supino, il lato colpito avrà il
movimento ridotto.
– Un’ ulteriore conferma si ha quando, eseguendo il test di Lasèque (flessione dell’arto
esteso da supino), compare o si accentua il dolore quando vi si associa anche una
adduzione, mentre associando una extrarotazione si ha una regressione per la
detenzione del muscolo.

Il trattamento è rivolto ad allungare e decontrarre il muscolo e a riequilibrare la biomeccanica dei distretti articolari che causano la disfunzione.
1. Il primo trattamento è sintomatico, indipendentemente dalle cause, bisogna allungare e
risolvere la contrattura del Piramidale. Quindi le tecniche da usare per risolvere la
contrattura e allungare sono:
– massaggio di frizione profonda che raggiunga il indirettamente il Piramidale
– pompage
– inibizioni in “energia muscolare” (di F. Mitchell)
– manovre miotensive
2. Quindi occorre poi cercare la causa che ha portato a iperattività il muscolo, ricercando
lesioni nei seguenti distretti:
– tratto lombare della colonna
– articolazione Ileosacrale
– bacino
– articolazione dell’Anca
A questo punto vanno risolte le malposizioni individuate
3. Una ottima tecnica è la Rieducazione Posturale Globale, individuando le posture (una
alla volta) più adatte al paziente, considerando la catena muscolare a cui appartiene il
Piramidale che è quella posterioreinferiore.

Lo Stretching

La ricerca medica ha da tempo dimostrato che moltissimi stati di cattiva salute sono direttamente correlati alla carenza di attività fisica.

I nostri antenati non avevano i problemi che di solito si accompagnano alla vita sedentaria, essi lottavano per sopravvivere ed erano forti e robusti perché continuamente impegnati in faticose attività all’aperto. L’avvento della società industriale ha sostituito l’attività manuale con le macchine. Invece di camminare usiamo l’automobile, piuttosto di salire le scale utilizziamo l’ascensore e così il nostro corpo si satura di tensioni, i muscoli diventano deboli e rigidi e perdiamo il contatto con la nostra fisicità.

Lo stretching eseguito prima e dopo l’attività fisica:

  • prepara al movimento
  • previene traumi ed esalta le prestazioni
  • riduce la tensione muscolare favorendo la sensazione di rilassamento
  • favorisce la coordinazione permettendo maggiore libertà, capacità e facilità nell’esecuzione del movimento (più un muscolo è allungato più forza sviluppa)
  • previene strappi muscolari
  • è un modo per conoscere e prendere coscienza dei muscoli che si dovranno usare
  • sviluppa la consapevolezza del proprio corpo poiché ci si concentra sui vari gruppi muscolari
  • allenta il controllo della mente sul corpo permettendo che si muova di per se stesso
  • favorisce la circolazione del sangue
  • insomma fa star bene

La giusta tecnica passa attraverso una tensione rilassata e prolungata, concentrandosi sui muscoli allungati, non molleggiando sù e giù o allungandosi sino alla soglia del dolore. Si avvertirà una tensione dove ci si rilassa, la tensione dovrebbe diminuire durante il mantenimento della posizione, se ciò non accade occorre alleggerire lievemente la tensione (essa riduce l’opposizione muscolare allo stiramento). Si dovrà percepire una sensazione di benessere muscolare. Ora si esce dalla tensione lentamente, mantenendo le varie parti del corpo in asse e rilassate, “pensando” alla loro nuova posizione.

Tutte le posizioni vanno mantenute almeno 30 secondi, a meno che non si provi dolore, Stretchingtensione eccessiva o stanchezza, non si deve insistere sugli esercizi che non si riescono a fare. Bisogna lasciare che il corpo si adatti gradualmente e confortevolmente e ripetere quindi due o tre volte bilateralmente. Respirare lentamente e liberamente  raggiungendo l’allungamento quando se ne sente il bisogno, se non si riesce a rilassarsi e a respirare normalmente è necessario lasciare l’esercizio.

Occorre ricordare che:

  • l’allungamento è piacevole e facile, non serve forzare i propri limiti o cercare di fare sempre di più, l’allungamento forzato attiva un meccanismo che fa contrarre i muscoli, questa tensione causa microscopici strappi alle fibre (vere e proprie ferite che vengono riparate con formazione di cicatrici e perdita di elasticità e contrattilità)
  • l’allungamento è una tecnica su base individuale, correlata alla struttura muscolare e alla flessibilità (non siamo tutti i giorni uguali, ma in alcuni siamo più rigidi), bisogna riuscire a capire le necessità e le possibilità del proprio corpo( l’invecchiamento diminuisce l’escursione articolare e il movimento)
  • l’obiettivo è ridurre la tensione muscolare, non raggiungere la massima flessibilità (che spesso porta all’infortunio), è la capacità di mettersi in sintonia con i propri muscoli attraverso la presa di coscienza
  • l’allungamento non è un’attività stressante, è serena, rilassante e non competitiva, non occorre sottoporsi ad alcuna rigida disciplina, non serve essere degli atleti, gli esercizi vanno eseguiti con armonia, come danzando (vedi il gatto quando si stira)
  • chiunque può imparare ad allungarsi indipendentemente dall’età o dalla flessibilità, basta che non sussistano problemi fisici
  • allungarsi male è peggio che non allungarsi

Terapia Manuale & Osteopatia

Traumi, atteggiamenti e gesti ripetuti e mantenuti a lungo possono procurare delle lesioni cosiddette “Osteopatiche”.

Sono delle restrizioni e limitazioni di movimento (micromovimenti) che riguardano articolazioni, tessuti molli ( muscoli, tendini, legamenti, borse, menischi) e visceri.Terapia manuale & Osteopatia

Queste lesioni, che a breve termine sono ben tollerate e compensate dall’organismo, nel tempo, possono dare forma ad una serie di disturbi come blocchi articolari, algie, dolori persistenti.

La Terapia manuale e l’Osteopatia si occupano del ripristino di questi micromovimenti al fine di ridare all’organismo il suo corretto schema di movimento, risolvendo quei sintomi dolorosi che limitano i nostri gesti quotidiani.